
I NUOVI PRINCIPI ITALIANI DI VALUTAZIONE 2026
UNA RIFORMA ATTESA
I nuovi Principi Italiani di Valutazione (PIV) sono la prima riscrittura organica dopo l’edizione del 2015. Il percorso è stato lungo e ha seguito il metodo degli standard setter internazionali, con una bozza (Exposure Draft) e una consultazione pubblica. Il 18 dicembre 2025 il Consiglio dei Garanti dell’Organismo Italiano di Valutazione (OIV) ha approvato la bozza dei PIV e del documento di accompagnamento, il «Razionale». La consultazione è rimasta aperta fino al 23 marzo 2026. Le lettere di commento ricevute hanno consentito di individuare alcuni aspetti critici o lacunosi, e la versione definitiva è stata pubblicata il 18 settembre 2026.
La data di applicazione è il 1° gennaio 2027, con possibilità di adozione anticipata.
I PIV non sono formalmente obbligatori, ma restano il parametro tecnico di riferimento per garantire l’affidabilità delle valutazioni agli utilizzatori finali, che non sempre coincidono con i committenti. Per questo hanno ricadute dirette su periti, consulenti, giudici, imprese e investitori. Seguire i PIV conferisce autorevolezza, scientificità e verificabilità alla perizia. Del resto i giudici tendono ad assumere i PIV come parametro di valutazione della diligenza professionale dell’esperto ex art. 1176, comma 2, del Codice Civile. Pertanto, lo scostamento dai PIV senza una fondata e documentata motivazione può esporre il professionista a contestazioni sulla metodologia e sulla credibilità del risultato.
La nuova edizione è aggiornata agli IVS 2024, gli International Valuation Standards, ma cerca di tenere conto della cultura, del contesto giuridico e della prassi italiana.
PRINCIPI E RAZIONALE: DUE VOLUMI DISTINTI
La novità più visibile riguarda la struttura della nuova edizione, che si articola in due volumi:
- i Principi contengono le regole e le indicazioni operative che l’esperto deve, dovrebbe o può applicare. Hanno valore authoritative: l’adesione ai PIV presuppone il rispetto di questo testo;
- il Razionale segue la stessa numerazione dei principi e raccoglie commenti, esempi e appendici. Spiega la logica di ogni principio e lo declina in chiave più operativa, ma non ha la stessa natura prescrittiva.
Nell’edizione 2015, premesse, commenti, esempi, appendici e glossario convivevano con i principi nello stesso testo. Questo rendeva a volte incerto che cosa fosse davvero vincolante. Ora un professionista può dire con precisione a quali obblighi risponde e quali sono invece spiegazioni o esempi. Ha un effetto pratico anche in sede contenziosa: sapere dove finisce la regola e dove comincia il commento aiuta sia chi redige la perizia sia chi deve valutarla.
«DEVE, DOVREBBE, PUO’»: LA GERARCHIA DELLE PRESCRIZIONI
Il secondo cambiamento riguarda il linguaggio. Nei PIV 2026 ogni disposizione è qualificata secondo tre livelli.
- Deve: obbligo inderogabile.
- Dovrebbe: prescrizione essenziale, ma derogabile se la deroga è adeguatamente motivata.
- Può: scelta lasciata al giudizio professionale dell’esperto.
La gerarchia rende esplicito ciò che prima era spesso affidato all’interpretazione. Chi si discosta da un «dovrebbe» deve spiegare perché, e questa spiegazione entra nella relazione di stima. La libertà non è eliminata, ma diventa tracciabile.
IL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA’
La gerarchia attua il principio di proporzionalità, o scalabilità. I principi sono costruiti per essere applicabili anche ad aziende di piccole e piccolissime dimensioni, che sono la grande maggioranza del tessuto produttivo italiano. È un punto importante, perché gli standard internazionali nascono pensando soprattutto a operazioni di grandi dimensioni.
Il valutatore di una PMI può quindi calibrare l’approfondimento delle analisi sulla complessità dell’incarico, senza dover replicare l’apparato documentale di una grande operazione. Questa flessibilità ha però un prezzo: ogni scelta di semplificazione deve essere giustificata. La proporzionalità non autorizza valutazioni sommarie, ma impone di adattare il lavoro alla realtà dell’azienda e di dimostrare che l’adattamento è coerente.
COME CAMBIA LA CLASSIFICAZIONE DEGLI INCARICHI
Le cinque categorie del 2015 sono ricondotte a tre:
- valutazione;
- parere di congruità finanziaria (fairness opinion);
- revisione del lavoro di un altro esperto (valuation review).
Il parere valutativo e il calcolo valutativo (calculation engagement) non compaiono più come tipologie autonome. Non sono più ammessi nemmeno gli incarichi di valutazione «limited scope» come conformi ai PIV. Questo aggiornamento è coerente con gli IVS 2024 e ha rilevanti risvolti pratici.
Per chi era abituato a stime sintetiche o parziali, la conseguenza è chiara: se si vuole dichiarare la conformità ai PIV, serve una valutazione completa, calibrata sulla dimensione e sulla complessità dell’azienda. La semplificazione della classificazione non alleggerisce gli obblighi del professionista.
CONFIGURAZIONI DI VALORE E TERMINOLOGIA
I PIV 2026 ampliano le configurazioni di valore. Accanto a quelle già note compaiono:
- il valore normale di mercato;
- il valore di liquidazione accelerata;
- il valore di estinzione delle passività.
Si tratta di configurazioni che rispondono a esigenze concrete, come le valutazioni in contesti di crisi o di realizzo forzato, dove il valore di mercato «ordinario» non è sempre il riferimento appropriato.
Cambiano anche alcuni termini tecnici. L’«esperto» diventa «esperto di valutazione» e la «data di riferimento della valutazione» è semplificata in «data della valutazione». Sono ritocchi lessicali, ma chi redige modelli di relazione e lettere di incarico dovrà aggiornarli.
TRASPARENZA. FATTORI ESG
Il filo conduttore dei nuovi principi è la verificabilità. La qualità della relazione non si misura più solo sul valore finale, ma sulla possibilità di ricostruire in modo trasparente come è stato determinato. Anche il metodo, ad esempio il DCF, non basta più da solo a qualificare la valutazione. Contano le ipotesi, i dati e le motivazioni delle scelte. Viene, inoltre, data crescente rilevanza dei fattori ESG.
GLI AMBITI PIU’ TOCCATI DALLA RIFORMA
La nuova edizione richiederà un aggiornamento delle procedure valutative e della documentazione di supporto. Gli ambiti più esposti sono:
- le operazioni societarie;
- le perizie di conferimento;
- le stime per l’impairment test;
- le valutazioni d’azienda in senso stretto;
- i contenziosi, dove la separazione tra principi e razionale e la tracciabilità delle scelte avranno un peso crescente.
COSA FARE ORA
Per i professionisti, i prossimi mesi sono un periodo utile di preparazione. Alcune azioni concrete:
- leggere il testo dei Principi, non solo il Razionale, per distinguere gli obblighi dai chiarimenti;
- rivedere i modelli di lettera di incarico e di relazione di stima, aggiornando terminologia e tipologie di incarico;
- predisporre una documentazione che renda tracciabili le scelte, soprattutto quando ci si discosta da un «dovrebbe»;
- valutare se anticipare l’adozione dei nuovi PIV per gli incarichi in corso, dato che è consentita.
Qualche criticità resta: la riforma presenta novità e alcuni punti ancora problematici, che si chiariranno con la prassi.
In sintesi, i PIV 2026 allineano l’Italia agli standard internazionali, ma chiedono al valutatore più metodo, più motivazione e relazioni più trasparenti.
Ufficio Studi di Net Consulting srl











